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    <title>Di cosa parliamo</title>
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    <copyright>Copyright Piano P</copyright>
    <description>Come cambia la lingua in un Paese che cambia. Un podcast di Beatrice Cristalli e Luigi Lupo, prodotto da Piano P con il sostegno di N26, la banca per smartphone https://n26.com/it-it/. L'illustrazione della cover è di Bianca Bagnarelli.</description>
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Un podcast di Beatrice Cristalli e Luigi Lupo, prodotto da Piano P con il sostegno di N26, la banca per smartphone https://n26.com/it-it/.
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      <title>4. Cringe is the new Trash: che cosa ci fa ridere oggi</title>
      <link>https://www.spreaker.com/user/pianop/dicosaparliamo-e04</link>
      <description>“Mi fai cringiare”, “Questa scena è cringe”… Negli ultimi anni questo termine, cringe, ha conquistato prepotentemente spazio nel nostro vocabolario, quello dei social e anche della televisione, tanto che l’Accademia della Crusca lo ha inserito nel 2020 nell’elenco di “parole nuove”. Ma che cosa significa e, soprattutto, perché ci fa ridere? E in che modo si sono evoluti trash e non-sense nel mondo dell’intrattenimento, dall’inizio dei cinepanettoni all’esplosione della comicità di Valerio Lundini?Ne abbiamo parlato con Gabriele Ferraresi (giornalista e scrittore), Marco Maccarini (conduttore radio-televisivo) e Luca Ravenna (comico, tra i partecipanti al format tv “LOL”).
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      <pubDate>Tue, 05 Oct 2021 23:10:05 -0000</pubDate>
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      <itunes:author>Piano P</itunes:author>
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      <itunes:summary>“Mi fai cringiare”, “Questa scena è cringe”… Negli ultimi anni questo termine, cringe, ha conquistato prepotentemente spazio nel nostro vocabolario, quello dei social e anche della televisione, tanto che l’Accademia della Crusca lo ha inserito nel 2020 nell’elenco di “parole nuove”. Ma che cosa significa e, soprattutto, perché ci fa ridere? E in che modo si sono evoluti trash e non-sense nel mondo dell’intrattenimento, dall’inizio dei cinepanettoni all’esplosione della comicità di Valerio Lundini?Ne abbiamo parlato con Gabriele Ferraresi (giornalista e scrittore), Marco Maccarini (conduttore radio-televisivo) e Luca Ravenna (comico, tra i partecipanti al format tv “LOL”).
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        <![CDATA[“Mi fai cringiare”, “Questa scena è cringe”… Negli ultimi anni questo termine, cringe, ha conquistato prepotentemente spazio nel nostro vocabolario, quello dei social e anche della televisione, tanto che l’Accademia della Crusca lo ha inserito nel 2020 nell’elenco di “parole nuove”. Ma che cosa significa e, soprattutto, perché ci fa ridere? E in che modo si sono evoluti trash e non-sense nel mondo dell’intrattenimento, dall’inizio dei cinepanettoni all’esplosione della comicità di Valerio Lundini?<br><br>Ne abbiamo parlato con Gabriele Ferraresi (giornalista e scrittore), Marco Maccarini (conduttore radio-televisivo) e Luca Ravenna (comico, tra i partecipanti al format tv “LOL”).<p> </p><p>Learn more about your ad choices. Visit <a href="https://megaphone.fm/adchoices">megaphone.fm/adchoices</a></p>]]>
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      <title>3. Da Clubhouse a TikTok: il vocabolario dei social</title>
      <link>https://www.spreaker.com/user/pianop/dicosaparliamo-e03</link>
      <description>Dopo tanto tempo passato a scrollare, mandare emoticon, premere like sotto i post, abbiamo sentito la necessità di tornare a comunicare come si faceva una volta: parlando. Clubhouse, la piattaforma esplosa durante la pandemia, si basa proprio sulla voce e sta influenzando il nostro modo di dialogare, com’è accaduto finora con Facebook, Instagram e Whatsapp. Ma come parliamo quando abbiamo lo smartphone in mano? Senza rendercene conto, ormai da tempo utilizziamo il vocabolario dei social media, che hanno introdotto una terminologia specifica: dal primo Usenet a TikTok, passando per i forum degli Anni 90 e i poke su Facebook, il web condiziona la nostra lingua tanto quanto la nostra lingua, nel web, mostra la sua creatività e la sua flessibilità. Anche se di fatto non possiamo dire che esiste una “lingua della rete”, quando parliamo sui social utilizziamo un e-taliano, cioè un italiano scritto informale, in continua evoluzione, che ha modificato anche il nostro approccio con i consumi, con la pubblicità e con alcuni servizi essenziali, come quelli finanziari.Ne abbiamo parlato con Marta Basso (imprenditrice e co-founder di generation.warriors, fondatrice di uno dei più numerosi gruppi italiani su Clubhouse), Alice Avallone (coordinatrice del College Digital Storytelling della Scuola Holden e ricercatrice in etnografia digitale), Gianluca Diegoli (esperto di marketing digitale ed e-commerce) e Massimo Cotugno (social media e community manager di N26).Questo podcast è prodotto con il sostegno di N26, la banca per lo smartphone https://n26.com/it-it/
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      <pubDate>Tue, 28 Sep 2021 23:10:10 -0000</pubDate>
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      <itunes:author>Piano P</itunes:author>
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      <itunes:summary>Dopo tanto tempo passato a scrollare, mandare emoticon, premere like sotto i post, abbiamo sentito la necessità di tornare a comunicare come si faceva una volta: parlando. Clubhouse, la piattaforma esplosa durante la pandemia, si basa proprio sulla voce e sta influenzando il nostro modo di dialogare, com’è accaduto finora con Facebook, Instagram e Whatsapp. Ma come parliamo quando abbiamo lo smartphone in mano? Senza rendercene conto, ormai da tempo utilizziamo il vocabolario dei social media, che hanno introdotto una terminologia specifica: dal primo Usenet a TikTok, passando per i forum degli Anni 90 e i poke su Facebook, il web condiziona la nostra lingua tanto quanto la nostra lingua, nel web, mostra la sua creatività e la sua flessibilità. Anche se di fatto non possiamo dire che esiste una “lingua della rete”, quando parliamo sui social utilizziamo un e-taliano, cioè un italiano scritto informale, in continua evoluzione, che ha modificato anche il nostro approccio con i consumi, con la pubblicità e con alcuni servizi essenziali, come quelli finanziari.Ne abbiamo parlato con Marta Basso (imprenditrice e co-founder di generation.warriors, fondatrice di uno dei più numerosi gruppi italiani su Clubhouse), Alice Avallone (coordinatrice del College Digital Storytelling della Scuola Holden e ricercatrice in etnografia digitale), Gianluca Diegoli (esperto di marketing digitale ed e-commerce) e Massimo Cotugno (social media e community manager di N26).Questo podcast è prodotto con il sostegno di N26, la banca per lo smartphone https://n26.com/it-it/
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        <![CDATA[Dopo tanto tempo passato a scrollare, mandare emoticon, premere like sotto i post, abbiamo sentito la necessità di tornare a comunicare come si faceva una volta: parlando. Clubhouse, la piattaforma esplosa durante la pandemia, si basa proprio sulla voce e sta influenzando il nostro modo di dialogare, com’è accaduto finora con Facebook, Instagram e Whatsapp. <br>Ma come parliamo quando abbiamo lo smartphone in mano? Senza rendercene conto, ormai da tempo utilizziamo il vocabolario dei social media, che hanno introdotto una terminologia specifica: dal primo Usenet a TikTok, passando per i forum degli Anni 90 e i poke su Facebook, il web condiziona la nostra lingua tanto quanto la nostra lingua, nel web, mostra la sua creatività e la sua flessibilità. Anche se di fatto non possiamo dire che esiste una “lingua della rete”, quando parliamo sui social utilizziamo un e-taliano, cioè un italiano scritto informale, in continua evoluzione, che ha modificato anche il nostro approccio con i consumi, con la pubblicità e con alcuni servizi essenziali, come quelli finanziari.<br><br>Ne abbiamo parlato con Marta Basso (imprenditrice e co-founder di generation.warriors, <br>fondatrice di uno dei più numerosi gruppi italiani su Clubhouse), Alice Avallone (coordinatrice del College Digital Storytelling della Scuola Holden e ricercatrice in etnografia digitale), Gianluca Diegoli (esperto di marketing digitale ed e-commerce) e Massimo Cotugno (social media e community manager di N26).<br><br>Questo podcast è prodotto con il sostegno di N26, la banca per lo smartphone <a href="https://n26.com/it-it/">https://n26.com/it-it/</a><p> </p><p>Learn more about your ad choices. Visit <a href="https://megaphone.fm/adchoices">megaphone.fm/adchoices</a></p>]]>
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      <title>2. Parole fluide: il linguaggio delle identità</title>
      <link>https://www.spreaker.com/user/pianop/dicosaparliamo-e02</link>
      <description>Il termine cisgender è entrato nel vocabolario Devoto-Oli solo nel 2020, a cinque anni di distanza dal suo inserimento nell’Oxford Dictionary tra le parole nuove. Recuperato il ritardo, indica anche in italiano qualcuno la cui identità di genere corrisponde al sesso biologico. E come queer, gender-fluid, non binary, LGBTQIA+, racconta in che modo, oggi, parliamo di identità e di sessualità: un modo profondamente diverso rispetto solo a pochi anni fa, quando era abituale usare espressioni offensive come “invertiti” o “terzo sesso”, prima dell’avvento di “capovolti” (un termine inventato da Gio Stajano) o “gay” (eco dei moti di Stonewall) e della nascita del Movimento Fuori.L’evoluzione di questi tempi, però, è avvenuta non senza difficoltà e incomprensioni, che nascono dall’incapacità di pensare un mondo privo di confini, "fluido". Un aggettivo che le ultime generazioni, in particolare la Generazione Z, rivendica come proprio, sfidando il significato e i tradizionali vincoli di genere.Ne abbiamo parlato con: Jonathan Bazzi, scrittore, finalista al Premio Strega 2020 con "Febbre"; Vittoria Paglino, regista e documentarista, autrice di un progetto visivo su Instagram che tenta di analizzare il linguaggio intorno ad amore e sesso; e Dario Alì, direttore di Kabul Magazine.Questo podcast è prodotto con il sostegno di N26, la banca per lo smartphone https://n26.com/it-it/
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      <pubDate>Tue, 21 Sep 2021 23:10:12 -0000</pubDate>
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      <itunes:author>Piano P</itunes:author>
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      <itunes:summary>Il termine cisgender è entrato nel vocabolario Devoto-Oli solo nel 2020, a cinque anni di distanza dal suo inserimento nell’Oxford Dictionary tra le parole nuove. Recuperato il ritardo, indica anche in italiano qualcuno la cui identità di genere corrisponde al sesso biologico. E come queer, gender-fluid, non binary, LGBTQIA+, racconta in che modo, oggi, parliamo di identità e di sessualità: un modo profondamente diverso rispetto solo a pochi anni fa, quando era abituale usare espressioni offensive come “invertiti” o “terzo sesso”, prima dell’avvento di “capovolti” (un termine inventato da Gio Stajano) o “gay” (eco dei moti di Stonewall) e della nascita del Movimento Fuori.L’evoluzione di questi tempi, però, è avvenuta non senza difficoltà e incomprensioni, che nascono dall’incapacità di pensare un mondo privo di confini, "fluido". Un aggettivo che le ultime generazioni, in particolare la Generazione Z, rivendica come proprio, sfidando il significato e i tradizionali vincoli di genere.Ne abbiamo parlato con: Jonathan Bazzi, scrittore, finalista al Premio Strega 2020 con "Febbre"; Vittoria Paglino, regista e documentarista, autrice di un progetto visivo su Instagram che tenta di analizzare il linguaggio intorno ad amore e sesso; e Dario Alì, direttore di Kabul Magazine.Questo podcast è prodotto con il sostegno di N26, la banca per lo smartphone https://n26.com/it-it/
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      <title>1. Insulti, zoombombing, parolacce: il nostro odio quotidiano</title>
      <link>https://www.spreaker.com/user/pianop/dicosaparliamo-e01_2</link>
      <description>"Zoombombing" e "hate speech" sono le nuove parole che identificano il discorso d’odio, fuori e dentro la Rete. Insulti e offese fanno da sempre parte della storia dell’uomo e le parolacce non si sono poi così tanto evolute rispetto ai tempi di Dante: alcune hanno acquisito nuovi significati, altre invece sono un lontano ricordo. Ma che cosa sappiamo dell’odio, veramente? E di che cosa sono fatti, oggi, gli insulti che ci scambiamo sui social?Ne abbiamo parlato con: Giulia Blasi, giornalista e scrittrice molto attiva online, vittima di zoombombing durante un seminario dell'Università di Perugia nel dicembre 2020; Massimo Arcangeli, critico letterario, ordinario di Linguistica italiana presso l’Università di Cagliari e garante per l’Italianistica nella Repubblica Slovacca; Federico Faloppa, docente di Storia della Lingua italiana e Sociolinguistica nel Dipartimento di Languages and Cultures dell’Università di Reading.Questo podcast è prodotto con il sostegno di N26, la banca per lo smartphone https://n26.com/it-it/
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      <pubDate>Tue, 14 Sep 2021 23:10:14 -0000</pubDate>
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      <itunes:author>Piano P</itunes:author>
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      <title>Trailer - Una nuova serie dal 15 settembre</title>
      <link>https://www.spreaker.com/user/pianop/trailer-di-cosa-parliamo</link>
      <description>Società e parole intrattengono una relazione stabile e lunghissima: i vocaboli che utilizziamo condizionano il modo stesso in cui vediamo il mondo e viceversa. Prendete hate speech, cisgender, queer, cringe, boomer: nei quattro episodi di questa nuova serie di podcast Beatrice Cristalli, linguista, e Luigi Lupo, giornalista, cercheranno di capire da dove nascono questi termini e in che modo rappresentano, o influenzano, la cultura, il costume, il lavoro, la tecnologia, la musica. In altre parole: il nostro modo di vivere.Con loro, molti ospiti importanti: Dario Alì, Massimo Arcangeli, Alice Avallone, Marta Basso, Jonathan Bazzi, Giulia Blasi, Massimo Cotugno, Gianluca Diegoli,  Federico Faloppa, Gabriele Ferraresi, Marco Maccarini, Vittoria Paglino, Luca Ravenna.La serie è prodotta da Piano P con il sostegno di N26, la banca per smartphone (https://n26.com/it-it/).Dal 15 settembre, per quattro mercoledì.
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      <pubDate>Wed, 08 Sep 2021 05:10:05 -0000</pubDate>
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      <itunes:author>Piano P</itunes:author>
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        <![CDATA[Società e parole intrattengono una relazione stabile e lunghissima: i vocaboli che utilizziamo condizionano il modo stesso in cui vediamo il mondo e viceversa. Prendete hate speech, cisgender, queer, cringe, boomer: nei quattro episodi di questa nuova serie di podcast Beatrice Cristalli, linguista, e Luigi Lupo, giornalista, cercheranno di capire da dove nascono questi termini e in che modo rappresentano, o influenzano, la cultura, il costume, il lavoro, la tecnologia, la musica. In altre parole: il nostro modo di vivere.<br><br>Con loro, molti ospiti importanti: Dario Alì, Massimo Arcangeli, Alice Avallone, Marta Basso, Jonathan Bazzi, Giulia Blasi, Massimo Cotugno, Gianluca Diegoli,  Federico Faloppa, Gabriele Ferraresi, Marco Maccarini, Vittoria Paglino, Luca Ravenna.<br><br>La serie è prodotta da Piano P con il sostegno di N26, la banca per smartphone (<a href="https://n26.com/it-it/)">https://n26.com/it-it/)</a>.<br>Dal 15 settembre, per quattro mercoledì.<p> </p><p>Learn more about your ad choices. Visit <a href="https://megaphone.fm/adchoices">megaphone.fm/adchoices</a></p>]]>
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