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    <title>Il lavoro, la passione del fare</title>
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    <description>Per il terzo anno consecutivo un podcast di Quotidiano Nazionale racconterà il convegno annuale della Federazione dei Cavalieri del lavoro a partire dai contenuti e dalla viva voce dei protagonisti. Dopo le nuove tecnologie e l’Europa, il tema proposto quest’anno torna alla radice e al senso stesso del fare impresa. 

‘La passione del fare’ vuole raccontare infatti proprio quella cultura del creare e di innovare che, nella quotidianità di chi per mestiere realizza un prodotto o un servizio, ha ancora un’impronta di artigianalità. Un sentimento romantico, certo, vista l’alta tecnologizzazione e digitalizzazione dell’impresa odierna, ma anche un aspetto umano profondamente concreto. Pure l’impresa più grande e quella più tecnologica, infatti, non dimentica, soprattutto in Italia, terra di inventori e di artigiani, quell’idea di manualità che risiede ancora oggi nel profondo di ogni idea industriale di successo. Cosa cerca il mercato in un prodotto Made in Italy se non il saper fare? E l’innovazione, la bellezza o la capacità progettuale italiane proprio di questo saper fare si impregnano in ogni momento della loro esperienza di mercato.</description>
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    <itunes:author>Quotidiano Nazionale</itunes:author>
    <itunes:summary>Per il terzo anno consecutivo un podcast di Quotidiano Nazionale racconterà il convegno annuale della Federazione dei Cavalieri del lavoro a partire dai contenuti e dalla viva voce dei protagonisti. Dopo le nuove tecnologie e l’Europa, il tema proposto quest’anno torna alla radice e al senso stesso del fare impresa. 

‘La passione del fare’ vuole raccontare infatti proprio quella cultura del creare e di innovare che, nella quotidianità di chi per mestiere realizza un prodotto o un servizio, ha ancora un’impronta di artigianalità. Un sentimento romantico, certo, vista l’alta tecnologizzazione e digitalizzazione dell’impresa odierna, ma anche un aspetto umano profondamente concreto. Pure l’impresa più grande e quella più tecnologica, infatti, non dimentica, soprattutto in Italia, terra di inventori e di artigiani, quell’idea di manualità che risiede ancora oggi nel profondo di ogni idea industriale di successo. Cosa cerca il mercato in un prodotto Made in Italy se non il saper fare? E l’innovazione, la bellezza o la capacità progettuale italiane proprio di questo saper fare si impregnano in ogni momento della loro esperienza di mercato.</itunes:summary>
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      <![CDATA[<p>Per il terzo anno consecutivo un podcast di Quotidiano Nazionale racconterà il convegno annuale della Federazione dei Cavalieri del lavoro a partire dai contenuti e dalla viva voce dei protagonisti. Dopo le nuove tecnologie e l’Europa, il tema proposto quest’anno torna alla radice e al senso stesso del fare impresa. </p>
<p>‘La passione del fare’ vuole raccontare infatti proprio quella cultura del creare e di innovare che, nella quotidianità di chi per mestiere realizza un prodotto o un servizio, ha ancora un’impronta di artigianalità. Un sentimento romantico, certo, vista l’alta tecnologizzazione e digitalizzazione dell’impresa odierna, ma anche un aspetto umano profondamente concreto. Pure l’impresa più grande e quella più tecnologica, infatti, non dimentica, soprattutto in Italia, terra di inventori e di artigiani, quell’idea di manualità che risiede ancora oggi nel profondo di ogni idea industriale di successo. Cosa cerca il mercato in un prodotto Made in Italy se non il saper fare? E l’innovazione, la bellezza o la capacità progettuale italiane proprio di questo saper fare si impregnano in ogni momento della loro esperienza di mercato.</p>]]>
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      <title>Saper fare e saper digitare</title>
      <description>L’ultimo punto da affrontare è indubbiamente il più complesso ed è anche la chiave di volta del discorso imbastito fino a qui. Ovvero: c’è davvero, al di là della metafora, per trasferire l’arte del fare che si perde nella notte dei tempi, partendo dalle botteghe rinascimentali italiane, fino alle moderne imprese digitali dei giorni nostri? Si parla spesso, e a volte con estrema semplificazione, di artigiani digitali. Il discrimine in realtà è sottile: cosa unisce lo scultore dotato di scalpello e l’ingegnere informatico che progetta un’impalcatura di It utilizzando l’intelligenza artificiale? In fondo la risposta, in un discorso che scopriamo essere circolare, non è che la stessa fin dall’inizio. Scalpello e intelligenza artificiale, altro non sono che utensili, e un utensile può cambiare forma, contenuto, dimensioni e campo d’applicazione ma non perde certo la sua finalità: un attrezzo che, in supporto all’intelletto umano, alle mani e al cervello di chi lo utilizza, rende possibile e tangibile un’idea e un oggetto. </description>
      <pubDate>Mon, 18 May 2026 07:04:00 -0000</pubDate>
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      <itunes:author>Quotidiano Nazionale</itunes:author>
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      <itunes:summary>L’ultimo punto da affrontare è indubbiamente il più complesso ed è anche la chiave di volta del discorso imbastito fino a qui. Ovvero: c’è davvero, al di là della metafora, per trasferire l’arte del fare che si perde nella notte dei tempi, partendo dalle botteghe rinascimentali italiane, fino alle moderne imprese digitali dei giorni nostri? Si parla spesso, e a volte con estrema semplificazione, di artigiani digitali. Il discrimine in realtà è sottile: cosa unisce lo scultore dotato di scalpello e l’ingegnere informatico che progetta un’impalcatura di It utilizzando l’intelligenza artificiale? In fondo la risposta, in un discorso che scopriamo essere circolare, non è che la stessa fin dall’inizio. Scalpello e intelligenza artificiale, altro non sono che utensili, e un utensile può cambiare forma, contenuto, dimensioni e campo d’applicazione ma non perde certo la sua finalità: un attrezzo che, in supporto all’intelletto umano, alle mani e al cervello di chi lo utilizza, rende possibile e tangibile un’idea e un oggetto. </itunes:summary>
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        <![CDATA[<p>L’ultimo punto da affrontare è indubbiamente il più complesso ed è anche la chiave di volta del discorso imbastito fino a qui. Ovvero: c’è davvero, al di là della metafora, per trasferire l’arte del fare che si perde nella notte dei tempi, partendo dalle botteghe rinascimentali italiane, fino alle moderne imprese digitali dei giorni nostri? Si parla spesso, e a volte con estrema semplificazione, di artigiani digitali. Il discrimine in realtà è sottile: cosa unisce lo scultore dotato di scalpello e l’ingegnere informatico che progetta un’impalcatura di It utilizzando l’intelligenza artificiale? In fondo la risposta, in un discorso che scopriamo essere circolare, non è che la stessa fin dall’inizio. Scalpello e intelligenza artificiale, altro non sono che utensili, e un utensile può cambiare forma, contenuto, dimensioni e campo d’applicazione ma non perde certo la sua finalità: un attrezzo che, in supporto all’intelletto umano, alle mani e al cervello di chi lo utilizza, rende possibile e tangibile un’idea e un oggetto. </p>]]>
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      <title>Cervelli in fuga e capitale umano</title>
      <description>I giovani sono così bravi e preparati che a un certo punto se ne vanno via. Anzi, peggio: è un bene, per loro, che se ne vadano via. Gli inglesi, che amano le abbreviazioni, lo chiamano ‘expat’. Sta per expatriation, ovvero un trasferimento momentaneo per motivi di lavoro o di carriera. Nulla di definitivo, quante storie. Solamente che l’expat, in genere, interviene nel momento più importante e produttivo della carriera di un lavoratore o un professionista. L’alternativa, quella che i cavalieri del lavoro mettono in pratica ogni giorno nelle loro aziende, è l’impegno costante nel valorizzare e far crescere il capitale umano, con l’impegno costante a concretizzare un pezzetto di sogno americano o europeo anche nelle città e nella provincia italiana. Chiederemo esperienze, metodi, nodi da sciogliere e pareri ai protagonisti del secondo panel del convegno dei Cavalieri del lavoro in programma a Firenze. </description>
      <pubDate>Sun, 03 May 2026 22:00:00 -0000</pubDate>
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      <itunes:author>Quotidiano Nazionale</itunes:author>
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        <![CDATA[<p>I giovani sono così bravi e preparati che a un certo punto se ne vanno via. Anzi, peggio: è un bene, per loro, che se ne vadano via. Gli inglesi, che amano le abbreviazioni, lo chiamano ‘expat’. Sta per expatriation, ovvero un trasferimento momentaneo per motivi di lavoro o di carriera. Nulla di definitivo, quante storie. Solamente che l’expat, in genere, interviene nel momento più importante e produttivo della carriera di un lavoratore o un professionista. L’alternativa, quella che i cavalieri del lavoro mettono in pratica ogni giorno nelle loro aziende, è l’impegno costante nel valorizzare e far crescere il capitale umano, con l’impegno costante a concretizzare un pezzetto di sogno americano o europeo anche nelle città e nella provincia italiana. Chiederemo esperienze, metodi, nodi da sciogliere e pareri ai protagonisti del secondo panel del convegno dei Cavalieri del lavoro in programma a Firenze. </p>]]>
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      <title>Etica ed estetica nel Made in Italy</title>
      <description>Il lavoro italiano ha ancora una sua forza riconoscibile. Ma per restare competitivo deve saper fare i conti con un tema decisivo: come tenere insieme tradizione, giovani e innovazione.



È da qui che parte la prima puntata del podcast Il lavoro, la passione del fare, realizzato da QN Quotidiano Nazionale in collaborazione con la Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Al centro c’è il valore del Made in Italy, raccontato non come semplice etichetta, ma come modello fatto di competenza, creatività e responsabilità.



La puntata, Etica ed estetica del lavoro, mette in dialogo tre protagonisti dell’impresa italiana: Cesare Puccioni, Francesco Mutti e Linda Orsola Gilli. Le loro voci intrecciano un’unica domanda: come si costruisce oggi un lavoro capace di generare valore senza perdere identità?</description>
      <pubDate>Sun, 19 Apr 2026 22:00:00 -0000</pubDate>
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      <itunes:author>Quotidiano Nazionale</itunes:author>
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È da qui che parte la prima puntata del podcast Il lavoro, la passione del fare, realizzato da QN Quotidiano Nazionale in collaborazione con la Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Al centro c’è il valore del Made in Italy, raccontato non come semplice etichetta, ma come modello fatto di competenza, creatività e responsabilità.



La puntata, Etica ed estetica del lavoro, mette in dialogo tre protagonisti dell’impresa italiana: Cesare Puccioni, Francesco Mutti e Linda Orsola Gilli. Le loro voci intrecciano un’unica domanda: come si costruisce oggi un lavoro capace di generare valore senza perdere identità?</itunes:summary>
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        <![CDATA[<p><strong>Il lavoro italiano ha ancora una sua forza riconoscibile</strong>. Ma per restare competitivo deve saper fare i conti con un tema decisivo: come tenere insieme tradizione, giovani e innovazione.</p>
<p><br></p>
<p>È da qui che parte la prima puntata del podcast <a href="https://www.quotidiano.net/podcast/il-lavoro-la-passione-del-fare"><em><strong>Il lavoro, la passione del fare</strong></em></a>, realizzato da QN Quotidiano Nazionale in collaborazione con la <strong>Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro</strong>. Al centro c’è <strong>il valore del Made in Italy</strong>, raccontato non come semplice etichetta, ma come modello fatto di competenza, creatività e responsabilità.</p>
<p><br></p>
<p>La puntata, <em><strong>Etica ed estetica del lavoro</strong></em>, mette in dialogo tre protagonisti dell’impresa italiana: <strong>Cesare Puccioni, Francesco Mutti e Linda Orsola Gilli</strong>. Le loro voci intrecciano un’unica domanda: <strong>come si costruisce oggi un lavoro capace di generare valore senza perdere identità?</strong></p>]]>
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