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    <title>Vie di uscita</title>
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    <copyright>Copyright 2019 - IlSole24ORE.com</copyright>
    <description>Il corpo o la nostra mente. Il luogo in cui viviamo o quello in cui si è costretti a vivere. La libertà può assumere mille forme ma anche l'assenza di libertà può impadronirsi della nostra vita in modi altrettanto vari. . Alcune volte questo meccanismo è consapevole, più spesso invece è un treno che deraglia. Questo è un viaggio alla ricerca delle vie di uscita. Storie di destini che voltano pagina, di luci che si riaccendono in fondo a un tunnel senza speranza. Persone che non si sono arrese anche quando tutto intorno sembrava finire. Parole e voci di chi ha lottato per rinascere. Luca Benecchi insegue racconti inaspettati, traportandoci in un luogo spesso completamente buio nel quale è obbligo trovare uno spiraglio di luce, un indizio che ci porti verso la libertà.</description>
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      <title>Chi ha ucciso mio padre?</title>
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      <description>Il carabiniere Giovanni D'Alfonso muore nel giugno del 1975 in uno scontro a fuoco con le brigate rosse durante la liberazione dell'industriale Vittorio Vallarino Gancia. Uno dei primi rapimenti a scopo di estorsione delle BR. Il figlio Bruno da allora è alla ricerca della verità che gli è sempre stata negata e che ora spera di ottenere con la riapertura delle indagini e l'avviso di garanzia spiccato contro Lauro Azzolini, 79 anni, ex capo della colonna milanese delle Br. Vie di uscita è un podcast di Luca Benecchi coprodotto da Il Sole 24 Ore e Radio 24, disponibile su tutte le piattaforme di streaming oltre che su radio24.it e ilsole24ore.com.
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      <pubDate>Fri, 19 Apr 2024 13:04:22 -0000</pubDate>
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      <title>Voci dall’inferno siriano</title>
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      <description>Il campo profughi di Al-Hol, nel nord-est della Siria, è stato aperto negli anni novanta a seguito della guerra del Golfo, per accogliere i rifugiati iracheni. In questi anni è divenuto il campo degli sconfitti. Di famiglie che vivevano nei territori controllati dall'Isis. Fiancheggiatori del califfato, ex guerriglieri o semplicemente ostaggi. Genti di una regione che ha cercato di trovare una via d’uscita e invece si è ritrovata a vivere il destino dei topi in trappola. In questo episodio la testimonianza della psicologa Concetta Feo che ha operato nel campo per conto di Medici Senza Frontiere. 
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      <pubDate>Fri, 19 Apr 2024 13:03:04 -0000</pubDate>
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      <title>Ucciso e dimenticato. La figlia del giudice Bruno Caccia racconta 40 anni senza giustizia</title>
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      <description>26 Giugno 1983, Torino, il magistrato Bruno Caccia viene ucciso a poche centinaia di metri dalla sua abitazione da una raffica di colpi. La prima rivendicazione dell'omicidio da parte delle Brigate Rosse, verrà presto smentita, lasciando posto ad una pista meno prevedibile ma altrettanto spaventosa, quei colpi furono sparati dalla ‘Ndrangheta. A 40 anni dall'omicidio, dopo due processi, è chiaro chi ha ucciso Bruno Caccia, molti dubbi invece restano sul perchè e sul come sia stato possibile.La figlia Paola Caccia racconta gli sforzi per raggiungere una verità piena sul caso della morte di suo padre. Il primo e unico magistrato ucciso al nord dalla mafia 
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      <pubDate>Fri, 19 Apr 2024 13:01:49 -0000</pubDate>
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      <title>I ritirati, la generazione che vuole scomparire</title>
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      <description>Paolo si è rifugiato in un cono d'ombra, manda dei segnali ai suoi genitori e a quelli che ha scelto di avere come amici virtuali. Sono tutti dentro al suo spazio online. Vicino o lontano in linea d’aria, poco importa. Notte e giorno invertiti, computer acceso. Ma la strada che ha scelto per isolarsi dal mondo non è quella che lo porterà a star meglio. C’è un termine giapponese che definisce i giovani che si chiudono in casa e non vogliono più saperne di uscirne: Hikikomori. Ma chi sono e perché questi ragazzi decidono di scomparire? La storia di Paolo raccontata dalla voce dei genitori. L’analisi di Matteo Lancini psicologo e psicoterapeuta, presidente della fondazione Minotauro, che conosce bene la grammatica di questo disagio.
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      <pubDate>Fri, 19 Apr 2024 13:00:36 -0000</pubDate>
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      <title>Le maestre di via Paravia, la scuola elementare senza italiani</title>
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      <description>La scuola elementare di via Paravia è nel quartiere delle case popolari di San Siro a Milano. Proprio dietro piazza Selinunte, dove spesso gli eroi di strada sono rapper che cantano del degrado del posto dove vivono e del sogno della ricchezza a tutti i costi. Qui le classi sono a maggioranza non italiana con percentuali che sfiorano il cento per cento. Questo perché gli italiani se ne vanno. Si spostano verso il centro città o verso scuole private e abbandonano il proprio bacino scolastico d'utenza. Nell'area urbana milanese sono circa settantamila i giovani senza passaporto italiano che frequentano le scuole dell'obbligo. Nonostante le difficoltà, lo sforzo didattico innovativo premia molte realtà. Uno degli strumenti vincenti è il metodo di studio che favorisce l'apprendimento veloce dell'italiano e un approccio diverso allo studio. Le maestre di via Paravia raccontano come vivono con i loro bambini e come la scuola sia diventato un punto di riferimento per le famiglie e per il quartiere.
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      <pubDate>Fri, 19 Apr 2024 12:59:20 -0000</pubDate>
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      <title>Alluvione in Romagna, il Robin Hood di quartiere che non vuole arrendersi all’oblio</title>
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      <description>Sedici morti, decine di migliaia di evacuati, centinaia di frane, più di venti fiumi esondati, campagne e paesi allagati, appennino ferito... L’alluvione che ha devastato la Romagna a maggio 2023 è una ferita ancora aperta. Luca Benecchi in quelle ore ha registrato le voci di chi stava affrontando quella tragedia. Oggi è tornato in quei luoghi, alla ricerca di quelle persone. Come stanno? cosa pensano? A che punto è la ricostruzione? 
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      <pubDate>Fri, 19 Apr 2024 12:57:41 -0000</pubDate>
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        <![CDATA[Sedici morti, decine di migliaia di evacuati, centinaia di frane, più di venti fiumi esondati, campagne e paesi allagati, appennino ferito... L’alluvione che ha devastato la Romagna a maggio 2023 è una ferita ancora aperta. Luca Benecchi in quelle ore ha registrato le voci di chi stava affrontando quella tragedia. Oggi è tornato in quei luoghi, alla ricerca di quelle persone. Come stanno? cosa pensano? <br>A che punto è la ricostruzione?<br> <p> </p><p>Learn more about your ad choices. Visit <a href="https://megaphone.fm/adchoices">megaphone.fm/adchoices</a></p>]]>
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      <title> Resistere a Scampia, Ciro Corona e la biblioteca senza bambini</title>
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      <description>La storia che Luca Benecchi, inviato del Sole 24 Ore, racconta è quella di una biblioteca all’ombra delle Vele di Scampia. Chi l’ha fortemente voluta si chiama Ciro Corona. È nato qui nel 1980. Non se ne è mai andato. Aveva tre possibilità di vita: unirsi alla Camorra, rifiutarla o fuggire lontano. Il destino l’ha portato nella scuola che frequentava da ragazzo. Una scuola che la Camorra usava come deposito di armi, un rifugio per tossicodipendenti conosciuto come “la casa della morte”. Qui, negli anni, ha creato un centro di resistenza, uno spazio per il quartiere che accoglie profughi e detenuti. E poi un biblioteca per i bambini desiderosi di leggere e studiare. Ma c’è un problema: Ciro Corona per le istituzioni locali è un abusivo... 
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      <pubDate>Fri, 19 Apr 2024 12:56:26 -0000</pubDate>
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      <itunes:subtitle> Resistere a Scampia, Ciro Corona e la biblioteca senza bambini</itunes:subtitle>
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      <title>Un uomo libero come te, l’ergastolano che ha sfidato il male</title>
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      <description>Roberto Cannavò è stato condannato all’ergastolo e, in vari processi, riconosciuto colpevole di tredici omicidi e di associazione mafiosa. Il suo percorso lo ha portato, come prevede la legge, ad ottenere, dopo 26 anni di carcere, la libertà vigilata: di giorno al lavoro, di notte in carcere. I cinque anni di questa vita sono terminati il 22 settembre 2023. Da quella data Roberto Cannavò è un uomo libero. La domanda di chi ascolta questa storia è: come conciliare la richiesta di sicurezza sociale con il percorso di chi in carcere cerca una nuova possibilità di vita? E poi: la pena detentiva attraverso quali passaggi può diventare realmente riabilitativa? Infine: chi è oggi Roberto Cannavò?
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      <pubDate>Mon, 02 Oct 2023 00:06:20 -0000</pubDate>
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      <itunes:summary>Roberto Cannavò è stato condannato all’ergastolo e, in vari processi, riconosciuto colpevole di tredici omicidi e di associazione mafiosa. Il suo percorso lo ha portato, come prevede la legge, ad ottenere, dopo 26 anni di carcere, la libertà vigilata: di giorno al lavoro, di notte in carcere. I cinque anni di questa vita sono terminati il 22 settembre 2023. Da quella data Roberto Cannavò è un uomo libero. La domanda di chi ascolta questa storia è: come conciliare la richiesta di sicurezza sociale con il percorso di chi in carcere cerca una nuova possibilità di vita? E poi: la pena detentiva attraverso quali passaggi può diventare realmente riabilitativa? Infine: chi è oggi Roberto Cannavò?
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