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    <title>Breaking Point: la geopolitica della settimana</title>
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    <description>Il mondo cambia quando raggiunge un breaking point, un punto di rottura.Una guerra che si espande, una crisi energetica che ridisegna gli equilibri globali, una decisione politica che accelera il cambiamento dell’ordine internazionale. È in questi passaggi che la geopolitica prende una nuova direzione.



Breaking Point è un podcast di analisi geopolitica e politica internazionale che racconta le grandi crisi del nostro tempo: dalle guerre in Medio Oriente alle tensioni nel Mediterraneo; dal conflitto in Ucraina alla competizione tra Stati Uniti, Cina e Russia; dalle crisi in America Latina alle trasformazioni della geoeconomia globale, tra energia, sicurezza e nuovi equilibri internazionali.



Con Alessia Melcangi, docente universitaria, storica, analista geopolitica e firma della Stampa, cercheremo di capire, ogni settimana, dove sta andando il mondo. E perché. </description>
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Breaking Point è un podcast di analisi geopolitica e politica internazionale che racconta le grandi crisi del nostro tempo: dalle guerre in Medio Oriente alle tensioni nel Mediterraneo; dal conflitto in Ucraina alla competizione tra Stati Uniti, Cina e Russia; dalle crisi in America Latina alle trasformazioni della geoeconomia globale, tra energia, sicurezza e nuovi equilibri internazionali.



Con Alessia Melcangi, docente universitaria, storica, analista geopolitica e firma della Stampa, cercheremo di capire, ogni settimana, dove sta andando il mondo. E perché. </itunes:summary>
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      <![CDATA[<p>Il mondo cambia quando raggiunge un breaking point, un punto di rottura.Una guerra che si espande, una crisi energetica che ridisegna gli equilibri globali, una decisione politica che accelera il cambiamento dell’ordine internazionale. È in questi passaggi che la geopolitica prende una nuova direzione.</p>
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<p>Breaking Point è un podcast di analisi geopolitica e politica internazionale che racconta le grandi crisi del nostro tempo: dalle guerre in Medio Oriente alle tensioni nel Mediterraneo; dal conflitto in Ucraina alla competizione tra Stati Uniti, Cina e Russia; dalle crisi in America Latina alle trasformazioni della geoeconomia globale, tra energia, sicurezza e nuovi equilibri internazionali.</p>
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<p>Con Alessia Melcangi, docente universitaria, storica, analista geopolitica e firma della Stampa, cercheremo di capire, ogni settimana, dove sta andando il mondo. E perché. </p>]]>
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      <title>Né pace, né guerra: verso Islamabad 2</title>
      <description>La crisi tra Stati Uniti e Iran entra in una fase sospesa e instabile. Dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad, si apre uno spiraglio negoziale, subito smentito dall'apertura e repentina chiusura di Hormuz e dal ritorno della tensione. Al centro resta una dinamica di pressione reciproca: Washington mantiene il blocco navale, Teheran risponde utilizzando lo Stretto come leva strategica e rifiutando negoziati sotto coercizione. Il fronte libanese, già fragile, evidenzia le divergenze tra Stati Uniti e Israele, mentre l’Europa prova a intervenire solo sul piano tecnico. In assenza di fiducia e di concessioni strutturali, il negoziato resta bloccato. Ne deriva una crisi che non esplode, ma nemmeno si risolve, alle porte di una tregua che sta per finire.
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      <pubDate>Mon, 20 Apr 2026 22:15:00 -0000</pubDate>
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      <title>Iran vs Stati Uniti: il prezzo di una fragile tregua</title>
      <description>La fumata nera del primo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran riporta il conflitto pericolosamente vicino a una nuova escalation. I nodi irrisolti restano molti, ma è lo Stretto di Hormuz a confermarsi il vero baricentro delle tensioni: ancora di fatto sotto il controllo delle Guardie rivoluzionarie, è diventato lo snodo strategico attorno a cui ruotano pressioni militari e diplomatiche. 

In risposta, Donald Trump ha scelto la linea dura, annunciando un blocco navale delle navi dirette verso i porti iraniani — una mossa che apre scenari complessi, sia sul piano militare che su quello giuridico internazionale. Teheran, dal canto suo, ha già rafforzato la propria presenza lungo la costa, lasciando presagire una reazione che potrebbe ampliare ulteriormente il conflitto. 

Nel frattempo, Benjamin Netanyahu prosegue le operazioni in Libano, mantenendo aperto un secondo fronte che rischia di compromettere ogni spazio negoziale. Sul piano politico, le tensioni si allargano ulteriormente: Trump alza i toni non solo verso gli avversari ma anche sul piano simbolico, arrivando a colpire apertamente anche il richiamo alla pace del Papa.

Si entra così in una nuova fase della guerra — più instabile, più frammentata, e carica di implicazioni che vanno ben oltre il piano regionale.


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      <pubDate>Mon, 13 Apr 2026 22:15:00 -0000</pubDate>
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In risposta, Donald Trump ha scelto la linea dura, annunciando un blocco navale delle navi dirette verso i porti iraniani — una mossa che apre scenari complessi, sia sul piano militare che su quello giuridico internazionale. Teheran, dal canto suo, ha già rafforzato la propria presenza lungo la costa, lasciando presagire una reazione che potrebbe ampliare ulteriormente il conflitto. 

Nel frattempo, Benjamin Netanyahu prosegue le operazioni in Libano, mantenendo aperto un secondo fronte che rischia di compromettere ogni spazio negoziale. Sul piano politico, le tensioni si allargano ulteriormente: Trump alza i toni non solo verso gli avversari ma anche sul piano simbolico, arrivando a colpire apertamente anche il richiamo alla pace del Papa.

Si entra così in una nuova fase della guerra — più instabile, più frammentata, e carica di implicazioni che vanno ben oltre il piano regionale.


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        <![CDATA[<p>La fumata nera del primo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran riporta il conflitto pericolosamente vicino a una nuova escalation. I nodi irrisolti restano molti, ma è lo Stretto di Hormuz a confermarsi il vero baricentro delle tensioni: ancora di fatto sotto il controllo delle Guardie rivoluzionarie, è diventato lo snodo strategico attorno a cui ruotano pressioni militari e diplomatiche. </p>
<p>In risposta, Donald Trump ha scelto la linea dura, annunciando un blocco navale delle navi dirette verso i porti iraniani — una mossa che apre scenari complessi, sia sul piano militare che su quello giuridico internazionale. Teheran, dal canto suo, ha già rafforzato la propria presenza lungo la costa, lasciando presagire una reazione che potrebbe ampliare ulteriormente il conflitto. </p>
<p>Nel frattempo, Benjamin Netanyahu prosegue le operazioni in Libano, mantenendo aperto un secondo fronte che rischia di compromettere ogni spazio negoziale. Sul piano politico, le tensioni si allargano ulteriormente: Trump alza i toni non solo verso gli avversari ma anche sul piano simbolico, arrivando a colpire apertamente anche il richiamo alla pace del Papa.</p>
<p>Si entra così in una nuova fase della guerra — più instabile, più frammentata, e carica di implicazioni che vanno ben oltre il piano regionale.

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      <title>Da guerra lampo a escalation globale</title>
      <description>Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha superato la logica della guerra lampo. Energia, rotte strategiche e fronti regionali si intrecciano, mentre il Golfo diventa campo di battaglia e la diplomazia resta fragile. Il risultato, nonostante i te tattici di tregua, è una crisi sistemica, senza una vera strategia di uscita.

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      <pubDate>Mon, 30 Mar 2026 22:15:00 -0000</pubDate>
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      <title>Tregua o illusione? Il rischio di una guerra fuori controllo</title>
      <description>Un ultimatum senza precedenti. Donald Trump minaccia l’Iran: riaprire lo Stretto di Hormuz o affrontare attacchi diretti alle infrastrutture energetiche. Ma mentre Washington alza i toni, cerca anche una via d’uscita. Israele accelera. Teheran resiste. Tre strategie diverse, un solo punto di rottura.

Lo Stretto di Hormuz diventa il centro della crisi globale: petrolio fermo, Nato spaccata, Europa esposta.

La possibile scorta militare alle petroliere rischia di trasformarsi in un atto di guerra.

Nel Golfo, intanto, la guerra è già operativa: attacchi mirati, intelligence in tempo reale, infrastrutture energetiche nel mirino.

Il conflitto supera le soglie: energia, nucleare, proiezione globale. E per la prima volta, anche le capitali europee entrano nel raggio d’azione dei missili iraniani. Non è più una crisi regionale. È una crisi sistemica.
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      <pubDate>Mon, 23 Mar 2026 23:15:00 -0000</pubDate>
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Lo Stretto di Hormuz diventa il centro della crisi globale: petrolio fermo, Nato spaccata, Europa esposta.

La possibile scorta militare alle petroliere rischia di trasformarsi in un atto di guerra.

Nel Golfo, intanto, la guerra è già operativa: attacchi mirati, intelligence in tempo reale, infrastrutture energetiche nel mirino.

Il conflitto supera le soglie: energia, nucleare, proiezione globale. E per la prima volta, anche le capitali europee entrano nel raggio d’azione dei missili iraniani. Non è più una crisi regionale. È una crisi sistemica.
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<p>Lo Stretto di Hormuz diventa il centro della crisi globale: petrolio fermo, Nato spaccata, Europa esposta.</p>
<p>La possibile scorta militare alle petroliere rischia di trasformarsi in un atto di guerra.</p>
<p>Nel Golfo, intanto, la guerra è già operativa: attacchi mirati, intelligence in tempo reale, infrastrutture energetiche nel mirino.</p>
<p>Il conflitto supera le soglie: energia, nucleare, proiezione globale. E per la prima volta, anche le capitali europee entrano nel raggio d’azione dei missili iraniani. Non è più una crisi regionale. È una crisi sistemica.</p><p> </p><p>Learn more about your ad choices. Visit <a href="https://megaphone.fm/adchoices">megaphone.fm/adchoices</a></p>]]>
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      <title>Medio Oriente in fiamme: perché il conflitto è diventato incontrollabile</title>
      <description>Il Medio Oriente è sull'orlo del baratro. Dopo 19 giorni di guerra, gli Stati Uniti hanno colpito il cuore economico dell'Iran, l'isola di Kharg, mentre Israele prepara un'offensiva di terra in Libano. Teheran risponde con minacce dirette a Netanyahu e attacchi alle infrastrutture energetiche regionali, mettendo a rischio le rotte globali. La guerra si allarga, coinvolgendo basi occidentali e rivelando profonde divisioni tra gli alleati Nato sulla protezione dello Stretto di Hormuz. Alessia Melcangi analizza un conflitto che sta ridisegnando gli equilibri e dimostra la sorprendente capacità di resistenza iraniana.
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      <pubDate>Tue, 17 Mar 2026 23:15:00 -0000</pubDate>
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<p> </p><p>Learn more about your ad choices. Visit <a href="https://megaphone.fm/adchoices">megaphone.fm/adchoices</a></p>]]>
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      <title>TRAILER Breaking Point: la geopolitica della settimana</title>
      <description>Il mondo cambia quando raggiunge un breaking point, un punto di rottura.

Una guerra che si espande, una crisi energetica che ridisegna gli equilibri globali, una decisione politica che accelera il cambiamento dell’ordine internazionale. È in questi passaggi che la geopolitica prende una nuova direzione.

Breaking Point è un podcast di analisi geopolitica e politica internazionale che racconta le grandi crisi del nostro tempo: dalle guerre in Medio Oriente alle tensioni nel Mediterraneo; dal conflitto in Ucraina alla competizione tra Stati Uniti, Cina e Russia; dalle crisi in America Latina alle trasformazioni della geoeconomia globale, tra energia, sicurezza e nuovi equilibri internazionali.

Con Alessia Melcangi, docente universitaria, storica, analista geopolitica e firma della Stampa, cercheremo di capire, ogni settimana, dove sta andando il mondo. E perché. 


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      <pubDate>Tue, 17 Mar 2026 15:52:00 -0000</pubDate>
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Una guerra che si espande, una crisi energetica che ridisegna gli equilibri globali, una decisione politica che accelera il cambiamento dell’ordine internazionale. È in questi passaggi che la geopolitica prende una nuova direzione.

Breaking Point è un podcast di analisi geopolitica e politica internazionale che racconta le grandi crisi del nostro tempo: dalle guerre in Medio Oriente alle tensioni nel Mediterraneo; dal conflitto in Ucraina alla competizione tra Stati Uniti, Cina e Russia; dalle crisi in America Latina alle trasformazioni della geoeconomia globale, tra energia, sicurezza e nuovi equilibri internazionali.

Con Alessia Melcangi, docente universitaria, storica, analista geopolitica e firma della Stampa, cercheremo di capire, ogni settimana, dove sta andando il mondo. E perché. 


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        <![CDATA[<p>Il mondo cambia quando raggiunge un breaking point, un punto di rottura.</p>
<p>Una guerra che si espande, una crisi energetica che ridisegna gli equilibri globali, una decisione politica che accelera il cambiamento dell’ordine internazionale. È in questi passaggi che la geopolitica prende una nuova direzione.</p>
<p>Breaking Point è un podcast di analisi geopolitica e politica internazionale che racconta le grandi crisi del nostro tempo: dalle guerre in Medio Oriente alle tensioni nel Mediterraneo; dal conflitto in Ucraina alla competizione tra Stati Uniti, Cina e Russia; dalle crisi in America Latina alle trasformazioni della geoeconomia globale, tra energia, sicurezza e nuovi equilibri internazionali.</p>
<p>Con Alessia Melcangi, docente universitaria, storica, analista geopolitica e firma della Stampa, cercheremo di capire, ogni settimana, dove sta andando il mondo. E perché. 

</p><p> </p><p>Learn more about your ad choices. Visit <a href="https://megaphone.fm/adchoices">megaphone.fm/adchoices</a></p>]]>
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